• Alessio Nardi

il vitigno dai mille nomi: il gamay del trasimeno

In Italia, c’è un vitigno coltivato in tutto il mondo, che ancora fa fatica a trovare un nome, ma che si impegna a distinguersi, per merito della terra su cui viene allevato (o coltivato). Lo conosco tutti, anche i più neofiti del “bere bene” che magari, hanno poco interesse nel trovare l’origine di quello che stanno bevendo. Ma sono sicuro che anche qualcuno dei più grandi roteatori di calici, ne sappia qualcosa del vitigno umbro che vi sto per descrivere. Infatti, chi non ha mai sentito parlare del Cannonau sardo, che appunto in Umbria, precisamente nelle colline che circondano il Lago Trasimeno, viene chiamato Gamay: il Gamay del Trasimeno. Molto probabilmente è il vitigno che letteralmente, ha percorso più strada di tutti, partendo probabilmente dalla Spagna (Garnacha Tinta) e arrivando, almeno momentaneamente, a stabilizzarsi in quasi tutta Italia, trovando quindi territori adatti alle sue fresche peculiarità in primis in Sardegna, con il maestoso Cannonau. Infatti, si pensa che la causa di cotanta diffusione sia promossa dal popolo dei pastori sardi che portarono il vitigno in diverse zone della penisola. Ed è qui che troviamo il Tai Rosso dei Colli Berici vicentini (Tocai Rosso fino al 2007), la Granaccia ligure, l’Alicante delle coste toscane e l’ancora più sconosciuto Bordò piceno, dove i produttori (come del resto nel Trasimeno), possono essere quasi contanti sulle dita di una mano. Studi recenti in realtà, hanno dimostrato che questa varietà appartenente alle Grenache, sia presente nei territori sardi fin dal 1200 a.c., diventando poi parte integrante della viticoltura spagnola imponendosi come Garnacha Tinta e francese, coltivata principalmente nella Valle del Rodano e in tutto il sud dell’oltralpe. 


Nella prima parte di questo articolo concentriamoci quindi, sull’origine del Gamay del lago, che nel periodo di dominazione spagnola dell’Italia centro-meridionale a partire dal XVI secolo, vede protagonista l’Umbria grazie al matrimonio fra il duca di Castiglione del Lago (con la fiabesca Rocca del Leone, dal nome originario di Castiglione, Castellum Leonis, che sorge su un promontorio sul lago) Fulvio Della Corgna e la figlia del marchese di Rende Eleonora Alarcòn y Mendoza. La sposa “spagnola” infatti, avrebbe portato in dote alcune viti direttamente dalla Spagna, che secondo la leggenda sarebbero state proprio di Garnacha, diventando poi l’attuale Gamay del Trasimeno.


Ad oggi la DOC Colli del Trasimeno, nata nel 1972, gode del prestigio di solo una decina di cantine, che stanno contribuendo notevolmente a far crescere il nome e la fama di questo vitigno che possiamo tranquillamente definire ormai, come autoctono. 


Per adesso, vi lascio un po' cosi in sospeso, in attesa di approfondire le caratteristiche del vitigno e ovviamente del suo fermentato. E se non avete voglia di aspettarmi, non vi resta che andare alla ricerca di qualche produttore in torno al Trasimeno, che sarà ben lieto di farvi assaggiare qualche chicca.


Dott. Alessio Nardi

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